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Cammino_poesamor
1 – Cammino

 

Gocce_poesamor
2 – Gocce

 

L_amore_poesamor
3 – L’amore

 

soffio
4 – il soffio

 

Il_saluto_poesamor
5- il saluto

 

La spiga
6 – La spiga

 

il vento
7 – Vento

 

Incantesimo
8 – Incantesimo

 

il sorriso
9 – il sorriso

 

Frammenti
10 – Frammenti

 

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11 – Nome

 

semplicità
12 – Semplicità

 

i_sensibili_poesamor
13 – i sensibili

 

La_corsa_poesamor
14 – La corsa

 

Felicità
15 – La Felicità

 

La mattina
16 – La mattina

 

Foglio
17 – il foglio

 

La porta
18 – La porta

 

Disgiunti_Angelo Marra
19 – Disgiunti

 

Un sorriso tra i colori
20 – Un sorriso tra i colori

 

Il canto dei sognatori
21 – il canto dei sognatori

 

pansè
22 – Sfumature

 

L'ulivo
23 – L’ulivo

 

La sosta
24 – La sosta

 

Lo posto sul prato
25 – Lo posto sul prato

 

Lo scudo
26 – Lo scudo

 

sul tetto della città
27 – Sul tetto della città

 

La_ballata_poesamor
28- La ballata

 

Vita_poesamor
29 – Vita

 

nuvole
30 – Nuvole

 

La parola dal monte_poesamor
31 – La parola dal monte

 

Rosso_poesamor
32 – Rosso

 

La strada stellata_poesamor
33 – La strada stellata

 

Una luce diversa_poesamor
34 – Una luce diversa

 

La Parola_poesamor
35 – La Parola

 

Per te_poesamor
36 – Per te…

 

Cuori neri_poesamor
37 – Cuori neri

 

Obrigado
38 – Obrigado

 

Vento_poesamor
39 – Vento

 

Essenza_poesamor
40 – Essenza

 

Stallo_poesamor
41 – Stallo

 

La sabina_poesamor
42 – La sabina

 

Pietrificato_poesamor
43 – Pietrificato

 

La nivura chioma_poesamor
44 – La nivura chioma

 

Non parole_poesamor
45 – Non parole

 

Perso_poesamor
46 – Perso

 

Ritratto di Vita_poesamor
47 – Ritratto di vita

 

Coriandolo_poesamor
48 – Coriandolo

 

Lo dono_poesamor
49 – Lo dono

 

Lo crisantemo_poesamor
50 – Lo crisantemo

 

Le meteore del limbo_poesamor
51 – Le meteore del limbo

 

Felice_poesamor
52 – Felice

 

Amore ostinato_poesamor
53 – Amore ostinato

 

Passo_poesamor
54 – Passo

 

Tanto_poesamor
55 – Tanto

 

Inerte_poesamor
56 – Inerte

 

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57 – Reciso

 

Perchè_poesamor
58 – Perché

 

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59 – Vento contrario

 

Il_saluto_poesamor
60 – il saluto

 

Mano_poesamor
61 – Mano nella mano

 

La_Berta_poesamor
62 – La Berta

 

Insieme_poesamor
63 – Insieme

 

Gocce_poesamor_Angelo
64 – Gocce

 

Lo_segno_poesamor
65 – Lo segno

 

Uno_poesamor
66 – Uno

 

Sorpresa_poesamor
67 – Sorpresa

 

Tempesta_poesamor
68 – Tempesta

 

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69 – Magia

 

Dono_poesamor
70 – Dono

 

Tre_di_una_poesamor
71 – Tre di una

 

Oltrarno_poesamor
72 – Oltrarno

 

Desideri_poesamor
73 – Desideri

 

Bruco_poesamor
74 – Bruco

 

Il_tempo_perso_poesamor
75 – il tempo perso

 

Lux_poesamor
76 – Lux

 

Aria_e_luce_poesamor
77 – Aria e luce

 

Vicolo_cieco_poesamor
78 – Vicolo cieco

 

Tu_sei_la_luce_poesamor
79 – Tu sei la luce!

 

Ancora_uno_poesamor
80 – Ancora uno

 

Tornado_poesamor
81 – Tornado

 

La_mia_tempesta_poesamor
82 – La mia tempesta

 

Tornado_finale_poesamor
83 – Tornado

 

Vita_da_scaffale_poesamor
84 – Vita da scaffale

 

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85 – Stelle

 

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86 – Noi

 

Universale_poesamor
87 – Universale

 

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88 – Tutti giù la testa

 

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89 – Empatia

 

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90 – Terremoto umano

 

Hoya_poesamor
91 – Hoya

 

Inversione_poesamor
92 – Inversione

 

il_cammino_dei_giusti_poesamor
93 – il cammino dei giusti

 

Mostri_poesamor
94 – Mostri
in_salita_poesamor
95 – in salita
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96 – Le note dell’amore

 

La_libertà_poesamor
97 – La libertà

 

La_via_di_luce_poesamor
98 – La via di luce

 

Messaggio_d'amore_poesamor
99 – Messaggio d’amore

 

Senso_poesamor
100 – Senso

 

Chi_siete_poesamor
101 – Chi siete

 

Niente_è_tutto_poesamor
102 – Niente è tutto

 

Quelle_mani_poesamor
103 – Quelle mani

Angelo
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Perché

Vorrei che per un solo giorno
tu potessi vedere il mondo
con gli occhi d’un bimbo
con sguardo stupito
curioso
e divertito
e ti domandassi ancora
il perché
delle cose
il perché
delle ingiustizie
senza ancora accettarle
come qualcosa
di normale
come qualcosa
d’inevitabile
qualcosa
con cui convivere
senza perché.

Angelo
(19-Marzo-2019)

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4 – San Zanobi

Itinerario alla scoperta delle curiosità di Firenze, mi raccomando rigorosamente a piedi e a passo lento!

Esistono più versioni di tutte le leggende narrate, ma vi racconterò sempre e solo quella a me più simpatica.

Potete usare il seguente link per raggiungere la posizione.

Link alla posizione

Se siete giunti in questo posto vuol dire che state ignorando quella che a vostro fianco è chiamata la colonna di San Zanobi. Non vi preoccupate, siete normali, questa colonna è ignorata dal 99% dei turisti distratti e il restante 1% usa le ringhiere intorno ad essa per riposarsi, ma adesso non sarà più un’anonima colonna per voi!

In effetti non stiamo parlando di un monumento dall’interesse artistico, non nella città di Firenze, magari in qualche moderna metropoli avrebbe fatto la sua bella figura, ma non qui! Non a pochi passi dal quel bel San Giovanni, ovvero il battistero, così come lo definì Dante Alighieri. Battistero che all’epoca del sommo poeta aveva già più o meno trecento anni. La datazione esatta del Battistero è però incerta, dovrebbe essere dell’XI secolo, ma alcuni studiosi ritengono che la sua origine sia antecedente all’anno mille, intorno al IV-V secolo d.C., costruito sulle rovine di un antico tempio romano dedicato al dio Marte.

La colonna di San Zanobi, situata davanti alla porta Nord del Battistero, segna il punto in cui avvene un miracolo, un evento accaduto il 26 Gennaio di tanti anni fa. Giorno in cui le reliquie del defunto vescovo di Firenze vennero spostate dalla basilica di San Lorenzo alla chiesa di Santa Reparata (antica chiesa che esisteva dove adesso sorge il Duomo, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore). Durante il cammino del corteo, in pieno inverno, il sarcofago del Santo Zenobio, meglio conosciuto come San Zanobi, amatissimo vescovo di Firenze vissuto tra il IV e il V secolo d.C, sfiorò le fronde di un olmo secco che al contatto col feretro cominciò a rifiorire e ributtare dei germogli, perdipiù in pieno inverno.

Passando da questa colonna durante il mio cammino per le vie di Firenze, sorrido e spero anch’io di poter rifiorire a nuova vita! Immagino la svolta, il cambiamento, la rinascita a nuova vita spirituale!

Fiorita di San Zanobi

Seppur la leggenda vuole che il vescovo di Firenze sia stato amatissimo dal popolo fiorentino, nessuno ormai sa più il perché e molti iniziano persino a dimenticarne il nome nonostante la moderna cerimonia della Fiorita di San Zanobi. Questa festa ricorre il 26 Gennaio di ogni anno, si tratta d’un evento in stile medievale in cui un corteo storico depone una decorazione floreale ai piedi della colonna in memoria del miracolo dell’olmo.

Dalla posizione in cui vi trovate potete curiosare che a Firenze persino i bagni  hanno un certo stile! (mi riferisco solo alla facciata, non saprei dirvi il resto)

Piccolo San Giovanni

Sul portale c’è una statuetta del San Giovannino, ovvero un piccolo San Giovanni, Santo patrono della città di Firenze.

San Giovannino.jpg

San Giovanni, colui che indossava una tunica di peli di cammello, si cibava di locuste e miele selvatico, era la voce di uno che gridava nel deserto. Giovanni il Battista si definisce proprio così davanti i sacerdoti che lo interrogavano:

Io sono voce di uno che grida nel deserto

Non è preoccupato di difendersi e tantomeno vuole esaltare se stesso, non grida nelle piazze e in luoghi affollati, ma grida “nel deserto” a un’umanità arida e desolata che non ha più fede.

Ai lati del San Giovannino sono presenti i simboli dei “Mercanti” o di “Calimala”, una delle Arti Maggiori tra le corporazioni di arti e mestieri della Firenze medievale. Le Corporazioni delle Arti e dei Mestieri erano associazioni che dovevano difendere gli interessi degli iscritti appartenenti a una stessa categoria professionale. Fu anche grazie a queste associazioni che Firenze divenne tra le più ricche e potenti città dell’Europa medioevale. La prima corporazione fu proprio quella di Calimala (intorno al 1150). Le Arti proteggievano gli iscritti dalla concorrenza di altre città e da quella dei non appartenenti alla corporazione.

Calimala.jpg

Il simbolo rappresenta un’aquila che artiglia un torsello, panno grezzo arrotolato. I membri di quest’Arte importavano le materie prime per poi rivenderle dopo il processo di rifinitura.

Firenze è ricca di simboli delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri, divertitevi a riconoscerli durante l’esplorazione della città, li ritroverete ovunque!

Le 7 Arti Maggiori:

Arti Maggiori

Le 14 Arti Minori:

Arti Minori_1.jpg

Arti Minori_2

Angelo
(28-Ottobre-2018)

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1 – La Gioconda

CLICK HERE for the article on Mona Lisa theft in ENGLISH or other languages.

Itinerario alla scoperta delle curiosità di Firenze, mi raccomando rigorosamente a piedi e a passo lento!

Esistono più versioni di tutte le leggende narrate, ma vi racconterò sempre e solo quella a me più simpatica.

Potete usare il seguente link per raggiungere la posizione.

Link alla posizione

No, tranquilli, seguendo queste indicazioni non arriverete a piedi fino a Parigi, al museo del Louvre dove attualmente è custodita la Gioconda. No, non vi ritroverete difronte al dipinto, ma soltanto davanti a una targa dorata di un’associazione fiorentina posta su un muro, vicino a una porta, a ricordo del luogo in cui avvenne una curiosa vicenda che rese il dipinto ancor più famoso in tutto il mondo.

targa

Nota aggiuntiva: da Dicembre 2018 anche questa targa è sparita!
Fate riferimento a via Panzani n° 2, naturalmente a Firenze!

Vi trovate nel punto in cui nel 1911 avreste potuto comprare la Gioconda, avete letto bene e non parlo di una copia da un venditore ambulante, ma proprio dell’originale.

Tutti conoscono il più celebre dipinto di Leonardo da Vinci. Monna Lisa, meglio conosciuta come la Gioconda, dipinto che probabilmente rappresenta Lisa di Antonmaria Gherardini, nobildonna italiana, da qui “Monna Lisa”, moglie di Francesco di Bartolomeo di Zanobi del Giocondo, da qui “la Gioconda”.

Ovviamente, nel 1911, non c’era Leonardo da Vinci a cercare di vendervi il suo quadro (morì nel 1519), ma neanche una famosa casa d’asta dell’epoca, una galleria o dei mercanti d’arte, nulla di tutto questo. La verità è che avreste potuto comprarlo da un’imbianchino.

Proprio così! Forse non tutti sanno che uno dei dipinti più famosi al mondo, la Gioconda, fu oggetto di un clamoroso furto da parte di un imbianchino italiano.

La sparizione

Nel punto dove siete arrivati in via Panzani, proprio in questo luogo, una volta sorgeva l’ex albergo Tripoli Italia, poi divenuto hotel Gioconda e fu qui, in una delle stanze dell’albergo che l’autore del furto, Vincenzo Peruggia, tentò di vendere il dipinto a un’antiquario, il quale, insospettito, si presentò all’appuntamento insieme al direttore degli Uffizi.

A quel tempo, proprio come ai giorni nostri, la Gioconda si trovava esposta a Parigi, al Louvre. Vincenzo si era traferito in Francia per lavoro e aveva ottenuto un incarico temporaneo come operaio all’interno del museo. Presto si rese conto e non a torto, che molte opere esposte erano italiane, sottratte all’Italia durante le campagne napoleoniche. Spinto da un forte senso di patriottismo decise di compiere un gesto folle per riportarne almeno una in Italia. La scelta cadde sulla Gioconda, ma per motivi pratici, non dico che fu una scelta casuale, ma sicuramente commisurata alle sue possibilità. Le dimensioni del dipinto, olio su tavola di pioppo, sono contenute, 77×53 cm (altezza x larghezza) e lo rendevano quindi facile da trasportare e nascondere.

Il furto avvenne nel 1911, durante un giorno di chiusura del Louvre. Vincenzo si nascose all’interno del museo, tolse sia la cornice che il vetro e riuscì ad uscire con il quadro sotto il cappotto. Voleva restituire l’opera di Leonardo all’Italia pensando che fosse stata trafugata e portata in Francia durante le campagne napoleoniche. Il dipinto fu soltanto iniziato a Firenze, poi in realtà fu lo stesso Leonardo da Vinci a  portarlo in Francia e a venderlo al re Francesco I.

Napoleone, quindi? No, non rubò il quadro della Gioconda all’Italia, ma certo non rimase estraneo al suo fascino in quanto lo volle esposto nella camera da letto della moglie Josephine, poi l’opera venne trasferita al Musée Napoléon, lo stesso che oggi è chiamato Louvre.

Scoperta la sparizione del dipinto si scatenarono delle indagini furibonde e persino il poeta Guillaume Apollinaire venne arrestato e subì un processo perché sospettato del furto, tra gli interrogati anche l’amico Pablo Picasso. I due furono coinvolti nelle indagini della sparizione della Gioconda perché avevano acquistato da un ricettatore delle statuette trafugate dal Louvre. A quei tempi non era insolito che qualche opera venisse rubata, il sistema di sicurezza non era efficiente e ogni tanto spariva qualcosa. Il processo fu pittoresco e alla fine i due furono rilasciati dal giudice senza alcuna condanna.

Torniamo a Vincenzo, l’imbianchino patriota che rubò la Gioconda, riuscì a nascondere il quadro per ben due anni, per gran parte sotto il tavolo della sua cucina!!! Poi, nel 1913, in Italia, a Firenze, in questo punto, in una camera dell’albergo, incontrò l’antiquario che aveva contattato per la vendita e che a sua volta aveva chiamato l’allora direttore degli Uffizi. Vincenzo aveva scritto una lettera per contattare l’antiquario fiorentino, ma leggendola l’uomo s’insospettì. Riportava le seguenti parole “Il quadro è nelle mie mani, appartiene all’Italia perché Leonardo è italiano” firmato “Leonardo”.

Antiquario e direttore videro il quadro e capirono di trovarsi davanti all’opera inestimabile di Leonardo. Con la scusa di doverlo esaminare riuscirono a farselo lasciare e da lì a poco Vincenzo fu arrestato mentre faceva un giro in centro.

Il ritrovamento

Vincenzo si aspettava una ricompensa, un premio, un vitalizio, invece venne processato e condannato, però soltanto a un anno di reclusione, pena poi ridotta a sette mesi.

Il furto trasformò la Gioconda in un mito, il bizzarro caso internazionale contribuì ad accrescerne la fama mondiale. Alla fine di questa storia, come me, vi ricorderete solo il nome di Vincenzo ed è per questo che solo adesso vi cito i nomi dell’antiquario Alfredo Geri e del direttore degli Uffizi Giovanni Poggi ai quali noi tutti dobbiamo esser grati per aver recuperato e condiviso il patrimonio dell’umanità ritrovato.

Lo scellerato furto poteva portare al danneggiamento o alla sparizione dell’opera di Leonardo, patrimonio di tutti.

Prima di tornare a Parigi, la Gioconda fu esposta per un ultimo saluto, negli Uffizi a Firenze e poi a Roma.

Angelo Marra
(05-Ottobre-2018)

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2 – La Berta

Itinerario alla scoperta delle curiosità di Firenze, mi raccomando rigorosamente a piedi e a passo lento!

Esistono più versioni di tutte le leggende narrate, ma vi racconterò sempre e solo quella a me più simpatica.

Potete usare il seguente link per raggiungere la posizione (a terra!), spostatevi dal lato opporto della strada per aver maggior visuale.

Link alla posizione

La Berta, probabilmente diminutivo di “la Roberta”, è il nome che i fiorentini attribuiscono alla statua di una testa di donna che si trova in via de’ Cerretani. Non la trovate lungo il cammino, ma in alto, su quello che rimane del campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore, guardate tra le due finestre, a sinistra.

Berta - Firenze

La Berta era una “cavolaia”, una venditrice di cavoli, un’ortolana. Era una donna che aveva vissuto tante primavere, sola, senza famiglia, né marito né figli e aveva lavorato tutta la vita.

Sembra che per sua volontà, prima di morire, donò tutti gli averi alla chiesa, tutto quanto era riuscita a risparmiare durante la vita. Aveva espresso il desiderio che venisse comprata una campana tale da poter essere udita anche da chi, come lei, aveva dovuto lavorare fuori dalle mura cittadine. La campana, tra le altre cose, doveva quindi avvertire della chiusura delle porte della città.

Siamo nel Medioevo e durante la notte le porte d’accesso alle mura della città venivano chiuse per motivi di sicurezza. Fuori c’erano i campi dove molti andavano a lavorare, ma a quei tempi non era suggerito rimanere fuori dalle mura col buio, erano tempi pericolosi.

I ritardatari che cercavano d’entrare in città erano soliti lanciare dei sassi verso le porte per avvertire i guardiani del loro arrivo e sperare d’essere aspettati o di ritardare almeno un poco la chiusura delle porte, quel tanto necessario per mettersi in salvo. Nasce a quei tempi il detto fiorentino “essere alle porte co’ sassi” che significa “ridursi all’ultimo minuto”, “c’è rimasto poco tempo”.

P.S.:
Se sentite un “profumino” strano nell’aria, entrate in chiesa dalla porta su quello stesso lato della Berta e girate a destra, alzate lo sguardo e capirete…

C’è un piede a prender aria!

il piede

Angelo Marra
(29-Settembre-2018)

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il canto dei sognatori

I canti a Firenze indicano gli angoli, generalmente all’incrocio tra due strade, in questo caso la denominazione è in senso lato, ma questo posto esiste veramente e vi sfido a trovarlo! 🙂

il canto dei sognatori

Ivi sovente mezzi cuori siedono
a udir le note dello menestrello
che talvolta lì dispensa tra li passanti
dinanzi lo busto dello Perseo padre.
I mezzi cuori attendono
baciati da messer lo frate
sotto la via di fuga delli signori
ove le carni venivano straziate
più sotto ancor dello crociato sventolio
dello popolo capitano
in una nicchia tra le rocce
ove sopra le spalle, dietro un angolo
sullo piazzale s’apre
l’amata finestra.
In quello caro loco
dove rossi e azzurri
ai bianchi si congiungono.
In quella mezza nicchia
dove come la torre a lato
lo fluire umano
li mezzi cuori schiva.
Sopra le teste loro
sospesa una cassetta
parea fosse per le d’amor parole
sennonché la chiave stessa
ancor nessun trovò.
Questo è lo canto
delli sognatori.

Angelo
(31-Maggio-2013)

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