Vi svelo un segreto

L’immagine che accompagna la poesia “Disgiunti” è un mio quadro, uno dei pochi che ho fatto, l’unico che è rimasto ancora con me. Gli altri… non sono stati venduti, non credo avrei mai potuto, diciamo sono andati a vivere da soli. Quando eseguivo un quadro dovevo realizzarlo nell’impeto emotivo di quella ispirazione, nel più breve tempo possibile, senza sospensioni o interruzioni forzate. Non sarei mai riuscito a fare un quadro dedicandogli solo una porzione del giorno, in una fascia oraria ben precisa, avrei soffocato il suo spirito, la sua essenza, trasformando una passione, una ragion di vita, in un hobby.

Il problema era che questa ispirazione emotiva arrivava da me di notte, quando tutti dormivano,  sì, dipingevo di notte. Espimere la propria passione in questo modo non si conciliava con una vita lavorativa “normale”, senza parlare del fatto che richiede tempo, spazio, attrezzatura adeguata.

Tanti anni fa mi sono quindi trovato a un bivio fra continuare a dipingere di notte fino alla follia o smettere per sempre. Indovinate come è finita? Ho smesso e sono impazzito lo stesso. blog_poesamor

Nella poesia ho scoperto la possibilità di catturare un’emozione in qualsiasi luogo, la libertà di poter girare con un pezzettino di carta e una penna in tasca, la libertà di accostare parole nella mia testa senza che nessuno se ne accorga. Nella poesia ho trovato la possibilità d’afferrare quell’emozione nello stesso istante in cui nasce e un modo per cercare di trascriverla prima che svanisca.

Un abbraccio
Angelo

P.S.:
Diciamoci la verità, non sarei mai stato un pittore eccelso! blog_poesamor

Disgiunti

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Nuvole

Poesie,
ma a qualcuno gliene frega delle tue poesie?
Parole di Musa.
Poesie,
tutti le scrivono, ma nessuno le legge.
Parole scritte modellando le nuvole
tutte insieme
sembrano voler sprigionare qualcosa,
ma quando non ci sono
si sorride in silenzio.

Angelo
(07-Marzo-2017)

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La ballata

Le bionde colline pettinate dall’uomo
con impresso il bacio del sole
hanno spesso sul crinale
verdi affusolate dita
che solleticano il sole
proprio ai suoi piedi
facendolo sorridere
e splendere ancor di più.
Le stesse verdi dita
altrove
accarezzano i feretri
e ne indicano la via
prima in salita
poi in profondità
aldisotto dei loro stessi piedi
verdi dita danzanti al vento
così come i bianchi sentieri ondeggianti
che si destreggiano
tra campi d’avena e spighe di grano
danzando
talvolta con l’una
talvolta con l’altro.
Poi, spazio ai balli di gruppo
filari e filari
dove ogni vite abbraccia la vicina
lunghe nervose braccia intrecciate
unite per trovar sostegno comune
unite per far festa
filari e filari
per la gioia di lenir nel rosso
le asprità della vita.
No, non quello amaro delle vite spezzate,
ma quello vivace e amabile
per la ballata di tutti
nella grande festa alla vita
delle terre del Chianti
e della Val d’Orcia.

Angelo
(19-Gennaio-2018)

P.S.:
Perdonatemi la licenza poetica d’aver scritto “aldisotto” anziché “al di sotto”, ma la preferisco così 😉

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Sul tetto della città

Camminare senza interesse alcuno
camminare schivando i corpi
camminare attraverso quel ponte
dove lo vento contrario
allo fluire delle acque
contrario
allo stupido rifiuto
della vita stessa
spinge con forza di tre dee
l’inerme corpo lontano dal ciglio
a riprendere lo cammino
fino allo tetto di rose della città
scoprendone lo verde paesaggio denudato
dell’ormai passato momento
ove persino delle tegole rosse cadute
non v’è più traccia alcuna
asciugati al sole
e dispersi a terra dal vento
così quei petali
così i tristi pensieri
lasciati sul tetto della città
per assaporare il profumo
del fiore futuro.

Angelo
(30-Maggio-2017)

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Lo scudo

La vita nuova
queste le parol che mi trovai
dritte dinanzi a me
sullo scudo di un simil marzocco
mentre vagavo
alla ricerca di uno riparo
mentre vagavo
con lo panciabatta sottobraccio
mentre vagavo
con qualche fetta di finocchiona
alla ricerca di un posto sicuro
un posto dove consumar lo pasto
con gli occhi rossi e bassi
che alzai solo all’ultimo
prima di sbatter sullo scudo
con la mia lancia.
La vita nuova
e mi son fermato
la vita nuova
e mi son seduto
dietro lo padre dell’itali versi
dietro, poiché in altro loco
non ne sarei degno
allo fianco di quell’eterna dimora
che accoglierlo sul letto
non ha potuto.
Per quanto si possa esser soli
per quanto si possa esser afflitti
in qualsiasi momento
da qualche parte
ci si può ritrovare
dinanzi a uno scudo
che ci rimbalza a vita nuova.

Angelo
(01-Agosto-2013)

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Lo posto sul prato

No,
non mi sono perso
poiché può perdersi
solo colui che ha una meta.
Continua inesorabile
lo lento trascinarsi
dello corpo mio esausto
camminando
ancora e ancora
fino a quando le gambe
solcano la via percorsa
per li pesanti piedi
ormai conficcati come aratri
nella generosa carne della terra.
Vorrei un prato sul quale sedermi
e che qualcuna m’invitasse al suo fianco
avendomene riservato lo posto.

Angelo
(27-Luglio-2013)

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La sosta

La corsa felice di una bimba
i biondi riccioli che saltellano
la frenata improvvisa e la risata
lo sguardo gioioso al babbo ansimante.
Le note di una fisarmonica
il sole di pesca
un portico
una galleria d’ombra
due strade assolate ai lati
il conforto di un panino
salame piccante, pecorino,
melanzane e pomodori secchi
una birra ghiacciata
lo sguardo furtivo d’un cuore vicino.
Lasciate che possa vivere questo momento
per sempre
oppure
che possa vivere per sempre
col suo ricordo.

Angelo
(16-Giugno-2013)

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La corsa

Pede dopo pede
il lesto calpestare dell’ombra
il tempo
musicato in duetto
da passi e respiri
sigilla l’udito
le parole fluttuano
imprigionate
mai pronunziate
e lo sterile moto
le porta a urtarsi
e divenire pensieri roventi,
una corsa nel nulla
fuga dalla voglia di gridare.

Angelo
(26-Maggio-2013)

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i sensibili

Cattura l’immagine e corri
affera un’altra immagine
poi un’altra
e un’altra
e fuggi,
illuso d’aver colto la giusta luce
illuso d’averne compreso il valore
illuso d’aver qualcosa di prezioso
felice d’aver la prova
la prova d’esserci stato
d’aver visto qualcosa di grandioso
la prova d’aver visto
qualcosa che tutti
universalmente ammirano,
ma solo pochi
solo pochi ne posson dire lo perché
ancor meno
i sensibili
quelli che toccan l’aura
i sensibili
capaci di sentire l’energia emanata
da ogni cosa
e l’amore che l’ha generati
i sensibili
capaci d’avvicinarsi a passo lento
silenziosi
capaci d’aspettare
capaci d’osservare
capaci d’amare,
i sensibili.

Angelo
(04-Maggio-2016)

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