Sorpresa

La sorpresa
è sempre nei nostri occhi
sta a noi emozionarci
oppure saper riconoscere
l’impronta
e classificarla
come qualcosa
di già visto
come qualcosa
di già vissuto
qualcosa che non merita più
la nostra attenzione.
Riconoscere è sminuire
sminuire la potenza
e trasformare lo straordinario
d’un’alba
in qualcosa d’ordinario
come un mattino qualunque.
Riconoscere è ignorare
ignorare la magia di quell’alba
giorno dopo giorno
solo perché già impressa
sugli occhi
come una vecchia orma sul fango.
Beati coloro
i cui occhi son fatti di sabbia
poiché ogni alba sarà una sorpresa!

Angelo
(10-Aprile-2019)

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Lo segno

Padre,
lungo il tuo sentiero
non posso lasciarvi impronta
poiché è di radici e roccia,
come posso indicarne la via
ai miei fratelli?
Se io che non l’ho cercato
l’ho trovato sul mio cammino
e l’ho seguito
a maggior ragione
colui che lo ricerca
saprà riconoscerlo.
Lascia che anche il mio corpo
sia deposto lungo il sentiero
e che il cumulo di pietre sopra
possa esserne lo segno.
Perdonami Padre,
fai che sia la condotta stessa
della vita mia
ad esserne lo vero
e più profondo
segno.

Angelo
(15-Agosto-2013)

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Gocce

Il fiume raccoglie i pensieri tristi
che come gocce di pioggia
son caduti dai sogni svaniti,
ma per quanto le porti via
altre sopraggiungono
senza fine.
Si potrebbe sprecare
più d’una vita
a vederle scorrer via
senza mai porgere lo saluto
all’ultima goccia
oppure si potrebbe cercare
un senso
il pane dei campi
i pesci saltellanti
l’allegro cammino al mare
che accarezza e leviga le asprità
sin dove là all’orizzonte
sembrano frammenti
dello specchio su cui il sole
cadendo,
ha rotto
su quel rosso bacio della buonanotte
tra il mondo dei pensieri liberi
e il mondo dei pensanti tristi.

Angelo
(24-Febbraio-2017)
(30-Marzo-2019)

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Tanto

Tanto più sprofondo
nel baratro
tanto più forte
è lo bisogno di aria e luce.
Tanto più regna l’indifferenza
tanto più forte l’amore
per le piccole cose
una volta ignorate,
un albero in fiore
un gatto al sole
un bimbo col suo gioco
la luce sul volto
un folle sorridente
lungo il cammino.
Tanto più l’uomo s’affanna
per cose inutili
tanto più le poche piccole gioie
che mi accompagnano
diventano preziose,
non cose.
Quel tanto cercato
è pastura per la nostra pesca,
in quel poco ignorato
c’è il sorriso d’un bimbo.
Tanto più regna l’eccesso
tanto più l’indifferenza
per chi non ha nulla,
fratelli e sorelle
che soffrono e muoiono
per quel tanto di altri
che non vale,
neanche un poco,
ma ottusi cercano
e scambiano
con la vita di altri
per continuare a nutrire
la misera vita di cose
dove tanto
è solo il vuoto
dei loro cuori.

Angelo
(16-Marzo-2019)

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La parola dal monte

Il mio cammino
è un cammino in salita
il mio cammino
è un cammino sull’aride rocce
il mio cammino
è un cammino sotto il sole cocente
il mio cammino
è un cammino verso la vetta del monte
seguendo le nude radici sul sentiero.
Lì, darò lettura
della parola
affinché da lì
col suo respiro
essa possa giungere ai mie fratelli
come sussurro nei loro cuori.
Perdonami Padre
se ancor non son pronto
a portar lo verbo tuo
tra i miei fratelli
con la voce delle mie parole.

Angelo
(10-Agosto-2013)

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Lo scudo

La vita nuova
queste le parol che mi trovai
dritte dinanzi a me
sullo scudo di un simil marzocco
mentre vagavo
alla ricerca di uno riparo
mentre vagavo
con lo panciabatta sottobraccio
mentre vagavo
con qualche fetta di finocchiona
alla ricerca di un posto sicuro
un posto dove consumar lo pasto
con gli occhi rossi e bassi
che alzai solo all’ultimo
prima di sbatter sullo scudo
con la mia lancia.
La vita nuova
e mi son fermato
la vita nuova
e mi son seduto
dietro lo padre dell’itali versi
dietro, poiché in altro loco
non ne sarei degno
allo fianco di quell’eterna dimora
che accoglierlo sul letto
non ha potuto.
Per quanto si possa esser soli
per quanto si possa esser afflitti
in qualsiasi momento
da qualche parte
ci si può ritrovare
dinanzi a uno scudo
che ci rimbalza a vita nuova.

Angelo
(01-Agosto-2013)

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Lo posto sul prato

No,
non mi sono perso
poiché può perdersi
solo colui che ha una meta.
Continua inesorabile
lo lento trascinarsi
dello corpo mio esausto
camminando
ancora e ancora
fino a quando le gambe
solcano la via percorsa
per li pesanti piedi
ormai conficcati come aratri
nella generosa carne della terra.
Vorrei un prato sul quale sedermi
e che qualcuna m’invitasse al suo fianco
avendomene riservato lo posto.

Angelo
(27-Luglio-2013)

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